Mito e Archeologia

Il territorio di Massa Lubrense è stato abitato fin dalla preistoria, come documentano i resti archeologici di epoca neolitica ritrovati nella grotta delle Noglie a leranto. Ad epoca successiva risale la vasta necropoli arcaica del “Vadabillo” sulla collina del Deserto, nella quale sono state rinvenute tombe a cassa di tufo, con ricchi corredi funerari, di chiara influenza etrusca.

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Il mito delle Sirene

Una lunga tradizione colloca nel territorio di Massa Lubrense il mito delle sirene: queste abitavano le coste lubrensi e incantavano i marinai che passavano.

Nel racconto omerico le Sirene, metà donna e metà uccello, non riuscirono ad affascinare Ulisse che transitò da qui con le sue navi.

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La necropoli del “Vadabillo”

E’ la più vasta delle tre necropoli della collina del “Deserto” e si estende sul versante settentrionale con affaccio su Sorrento.

Sono state rinvenute sepolture di vario genere, con prevalenza di quelle a cassa di tufo. In esse sono stati rinvenuti corredi funerari che vanno dal VII sec. a.C. al II d.C.

L’anforetta calcidese con rappresentazione di Sirene alate è sicuramente il reperto di maggior pregio rinvenuto nell’area e attualmente è esposto al Museo Georges Vallet di Piano di Sorrento.

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Punta Campanella

Secondo la narrazione mitica fu proprio Ulisse a fondare in zona un tempio dedicato a Athena: il ritrovamento di una incisione rupestre, scritta in lingua osca, in località Punta Campanella, già Promontorium Minervae, attesta l’ubicazione di questo tempio, nelle cui prossimità i marinai tributavano onori per propiziarsi la navigazione.

Il tempio dedicato ad Athena

Il tratto terminale della “via minervia”, portato alla luce nella stessa zona, è un’ulteriore prova dell’esistenza di questo luogo di culto così rinomato nell’antichità.

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Ninfeo Monumentale

Lungo la costa di Marina Lobra è stato riportato alla luce un ninfeo monumentale, appartenente a un’altra villa marittima, conservato attualmente nel museo di Villa Fondi a Piano di Sorrento.

Si tratta della più vasta superficie a mosaico di pasta di vetro colorato, restituita dal passato, che affascina i visitatori delle innumerevoli mostre allestite nei più grandi musei del mondo.

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Marina di Puolo e Capo di Massa

Marina di Puolo ha un passato antichissimo che affonda le radici sin dall’epoca dell’Impero Romano. Il nome Puolo deriva da Pollio Felice, primo residente del posto, che qui elevò i templi di Ercole e Nettuno,  divinità a cui erano dedicati giochi ginnici che si svolgevano sulla spiaggia.

Sul Capo di Massa si elevava una delle più grandi ville marittime della costa sorrentina, con domus, xistus (giardino monumentale) e strutture marittime che occupavano l’intero promontorio. Notevoli sono i bassorilievi riportati alla luce nel 1911 ed attualmente esposti a Villa Fondi. Tra questi il più importante è quello con il “sacrificio a Diana”.

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Fiordo di Crapolla e Isola di Isca

La leggenda vuole che l’abbazia fosse stata edificata sui resti di un tempio romano dedicato ad Apollo, da cui deriverebbe il toponimo Crapolla.

Sempre secondo la leggenda, San Pietro sbarcò a Crapolla nel suo viaggio verso Roma per fondare la chiesa cristiana.

Di grande importanza è il sistema idraulico realizzato in epoca romana per regimentare le acque del rivo Iarito, tuttora visibili ai piedi della parte rocciosa a sinistra della spiaggetta.

Sul piccolo isolotto di Isca sono tuttora visibili resti appartenuti ad una villa marittima caratterizzata da una serie di ninfei ricavati negli anfratti rocciosi.